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21 mag 2026 Notizie

Giornata Mondiale della Biodiversità 2026: agire in campo, ogni giorno

Aic Biodiversita

Il 22 maggio si celebra la 26ª edizione della Giornata Mondiale della Biodiversità, istituita dalle Nazioni Unite nel 2000 per ricordare l’adozione della Convenzione sulla Diversità Biologica, sottoscritta a Rio de Janeiro il 22 maggio 1992 da 196 Paesi. Quest’anno il tema scelto dall’ONU è “Acting locally for global impact“ — agire localmente per un impatto globale. Una ricorrenza che è innanzitutto un’occasione per riflettere sull’importanza della conservazione della varietà di forme di vita sul pianeta. La biodiversità è fondamentale per garantire sicurezza alimentare, salute e stabilità ambientale nonostante ad oggi sia minacciata da cambiamenti climatici ed inquinamento.

L’Italia è uno dei Paesi europei a più alta biodiversità: ospita circa 10.000 specie vegetali e oltre 61.000 specie animali e vanta 85 tipologie di ecosistemi terrestri. Ma è nella campagna, nei campi e nelle vigne, negli allevamenti e negli orti, che questa ricchezza assume il suo significato più concreto e più prezioso.

L’Italia conta 1.800 vitigni spontanei d’uva, 997 tipi di mele su 1.227 esistenti al mondo, 1.400 tipi di grano. Un patrimonio genetico accumulato nei secoli dalle mani di chi ha coltivato questi territori, selezionando, adattando, conservando. Ma dietro questi numeri c’è la biodiversità.

L’Italia conta 331 denominazioni registrate nel solo comparto agroalimentare, più 530 nel settore vitivinicolo, confermandosi il Paese con il maggior numero di denominazioni di origine in Europa. Ogni DOP, ogni IGP è la certificazione che un prodotto deve le proprie caratteristiche a un territorio specifico, a una varietà locale, a una razza autoctona. Il Prosecco DOP esiste perché esistono le colline del Conegliano-Valdobbiadene e il vitigno Glera coltivato lì da secoli. Il Prosciutto di Parma esiste perché esistono le condizioni climatiche uniche di quella fascia appenninica e le razze suine allevate con disciplinari precisi. Ogni varietà che si estingue è una DOP che non potrà mai nascere.

Eppure un milione di specie nel mondo è oggi a rischio di estinzione, risultato del degrado degli habitat e dell’inquinamento in crescita. Come AIC aveva già sottolineato in passato, salvaguardare la biodiversità è un dovere costituzionale oltre che una responsabilità morale. Le parole del presidente Giuseppino Santoianni “i coltivatori custodiscono i territori” trovano oggi una conferma ancora più urgente: perdere biodiversità agricola non significa solo perdere specie, significa perdere il fondamento stesso del Made in Italy agroalimentare.

Su questo fronte, l’Italia ha un dato di cui essere orgogliosa: il 19,8% della superficie agricola nazionale (oltre 2,4 milioni di ettari) è coltivata secondo protocolli biologici, una scelta che riduce l’impatto dei prodotti fitosanitari e favorisce direttamente la biodiversità nei campi. Per concludere, la biodiversità non si conserva solo nei parchi e nelle riserve. Si conserva nei campi. Ed ogni campo ben coltivato è, già oggi, un atto di tutela della biodiversità.

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