Siamo come navigatori nella tempesta. Mi sembra questa l’immagine più appropriata per sintetizzare i nostri ultimi anni. Prima il Covid, poi la guerra fratricida tra Russia e Ucraina che ora ha ampliato i suoi confini territoriali, riaccendendo – e lo dico amaramente – anche vecchie ruggini, mai sopite, tra israeliani e palestinesi. Ma come se non bastassero le contingenze internazionali, è anche la natura che ci presenta il conto della sua insofferenza verso un mondo malato che poco ha curato il bene più prezioso che abbiamo. Siccità e Peronospora sono solo le ultime espressioni di una agricoltura che fa i conti con i cambiamenti climatici e le degenerazioni di un modello produttivo che ha sacrificato troppo sull'altare della resa e del profitto immediato. Eppure gli agricoltori tengono il timone, anche quando le onde sembrano insormontabili.